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ACROSS, Pieni e vuoti del turismo tradizionale
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ACROSS, Pieni e vuoti del turismo tradizionale

Per il primo appuntamento dell'anno abbiamo scelto di portare subito i nostri clienti su un argomento fondamentale: la sostenibilità degli sport di montagna. Cercando quel collegamento stretto e indissolubile che lega la natura e la montagna a chi la vive e la attraversa direttamente. A séguito della proiezione dei documentari "ACROSS" e "Vanishing Lines" i nostri ospiti dialogheranno col pubblico sugli argomenti della serata: l'ambiente, la montagna e la sostenibilità.

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Spin me on the miles
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Spin me on the miles

A luglio 2021 mi apprestavo a tentare, per la seconda volta, la traversata del Lagorai in meno di ventiquattro ore. L’idea di collegare un’intera catena montuosa in una sola giornata è una cosa affascinante e rappresenta perfettamente la mia idea di ultrarunning: un percorso logico e lineare che parte da un punto A e arriva a un punto B. Nessuna assistenza, se non qualche amico che cucina polenta sul percorso, e tante persone, migliori amici e sconosciuti, con cui condividere tante ore in montagna.

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Zinal di Hoka One One
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Zinal di Hoka One One

In effetti nel catalogo Hoka One One  mancava una scarpa così. Del marchio californiano, la maggior parte dei nostri clienti apprezza la comodità di modelli come Speedgoat e Mafate, e probabilmente molti di voi non saranno interessati a una scarpa che pesa appena 240 grammi. Ma se vi dicessimo che sono anche comode? È vero, comodo e reattivo sembra un controsenso scritto per vendere il prodotto a tutti i costi, e non vogliamo darvi a credere che la Zinal sia per forza una scarpa adatta a chiunque; ma non a tutti piace necessariamente quell’effetto di cushoning tipico di Hoka, che a qualche piede dà quasi una sensazione di innaturalezza. Per questo la Zinal funziona così bene: perché riesce a mantenere alcune delle qualità tradizionali di Hoka portandole su una scarpa che dà una sensazione più ‘tradizionale’. Non è una scarpa estrema in nessuna direzione: è meno comoda di una Speedgoat ma lo è più di una scarpa leggera tradizionale.

Pur essendo ispirata alla skyrace più famosa al mondo, la Zinal si è già vista ai piedi di alcuni atleti in gare lunghe, che vengono prevalentemente camminate. Ad esempio, Franco Collè ci ha co

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Qualità etica e sostenibilità
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Qualità etica e sostenibilità

Intervista a Paolo Dall'Igna

Come al solito, di getto: nome, età, dove sei nato.

Paolo Dall'Igna, 57 anni, Thiene, Vicenza.

Da quanto tempo lavori da Ercole?

Lavoro in Ercole dal 3 dicembre 2007.

Paolo al reparto nautica del negozio.

Come vivi il tuo rapporto con l’aria aperta? Che attività outdoor pratichi?

Il mio rapporto con la natura è di simbiosi. Non potrei assolutamente farne a meno, è una parte essenziale del mio essere. Per me, le camminate in montagna, o in riva al mare, sono momenti di profonda rigenerazione. La mia attività preferita è il tiro con l’arco, che pratico solamente all’aperto, su percorsi concepiti nei boschi o nelle pinete, simulando l’ambiente di caccia; con la differenza che gli animali sono sintetici. E poi la bici, che per me è solo MTB, e quindi fuori strada; non amo il traffico e la confusione, quindi cerco la pace della nat

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Perché la sostenibilità non significa responsabilità?
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Perché la sostenibilità non significa responsabilità?

Probabilmente l’ecosostenibilità della produzione industriale è un tema che ti interessa e che guida i tuoi acquisti. Molte aziende rivolgono la propria comunicazione a rendere noti i propri sforzi per una produzione ecosostenibile, impegno che costituisce un vero e proprio appeal dei prodotti in grado di incentivare le vendite.
Potresti pensare quindi che tutte le società puntino a celebrare le proprie attività come ecosostenibili, ma non è per forza così.

Società come Patagonia e AKU hanno deciso di rimuovere dalla propria comunicazione aziendale riferimenti “sostenibilità”. Non si tratta di evitare di assumersi responsabilità ma dell’esatto contrario.

La produzione industriale non può mai realmente essere a impatto 0 sull’ambiente.

Patagonia ha fatto presente che riduzioni di emissioni non porteranno comunque al decantato impatto 0 se non viene ripensato per intero il processo di produzione, tagliando le emissioni in tutta la filiera. Anche trasporto, packaging, spedizioni contribuiscono infatti al carico di inquinamento.
Un’azienda che si serve di processi industriali non può essere sostenibile nel modo che comunemente si intende. Vendere l’obiettivo dell’ “impatto 0” significa semplificare un discorso molto più complesso e non prendere in considerazione l’inevitabile inquinamento che si produce dall’attività industriale.
Dobbiamo distinguere la “sostenibilità” dalla “responsabilità”. Non si tratta di sfumature linguistiche bensì di concetti effettivamente diversi. Compensare le emissioni non è sufficiente per annullare l’impatto ambientale di produzione e trasporto dei beni. Oltre alla produzione in sé

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Le Spin Infinity e i nuovi modelli Scarpa per il trail running
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Le Spin Infinity e i nuovi modelli Scarpa per il trail running

Con l’arrivo di Marco De Gasperi, nel 2021 Scarpa ha proposto un ampliamento del suo catalogo di scarpe da trail running, allargandone anche il bacino di utenza. I suoi modelli storici, infatti, pur essendo super performanti e di ottima fattura, richiedevano al corridore delle buone caratteristiche biomeccaniche che fanno di queste scarpe dei modelli abbastanza esclusivi e adatti a pochi. Con l’uscita sul mercato dei nuovi modelli Golden Gate, Ribelle Run e Spin Infinity, invece, l’azienda di Montebelluna è riuscita a creare delle scarpe altrettanto performanti ma adatte anche ai corridori meno veloci e che necessitano di più protezione.

Marco De Gasperi

In questo articolo vi parleremo più specificatamente delle nuove Spin Infinity.

Nate originariamente come scarpe da corse brevi e tecniche, le prime Spin hanno dimostrato il loro valore anche nelle gare lunghe e corribili dei sentieri americani, ai piedi di atleti come Joe Grant, che ne hanno ampliato la versatilità. Essendo comunque una scarpa piuttosto secca e minimalista, Scarpa negli anni ha sviluppato i due modelli RS e Ultra, pensati per offrire maggiore protezione al piede, senza perdere p

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Malga Foraoro: i nuovi movimenti, le vecchie amministrazioni
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Malga Foraoro: i nuovi movimenti, le vecchie amministrazioni

Intervista di Filippo Caon a Vitor Pereira

Il passato e il futuro della Prealpe veneta tra carte, concessioni e beni comuni.

Malga Foraoro sta là. Si vede da tutta la provincia, anche dal Basso Vicentino, nelle giornate limpide. È un prato a balcone sulla pianura, a milletrecento metri sul livello del mare. Da diversi anni è gestita da Vitor e Zeudi, portoghese lui e veneta lei. Sono stati la prima malga nella storia dell’Altopiano di Asiago a tenere aperto d’inverno, oltre ad essere un punto di riferimento nel movimento outdoor dell’area. Gare, concerti, eventi. Una bella realtà, visionaria, senza dubbio.

È stato bello, ma sta per finire, almeno qui e con questa forma: il sindaco di Caltrano non rinnoverà a Vitor e Zeudi la concessione per la gestione della malga per il prossimo inverno.

Qui non è solo una malga che riapre, ma un intero mondo – il nostro, se volete – che fallisce sotto l’incedere di amministrazioni sonnecchianti e poco lungimiranti.

Domenica, una delle ultime di apertura, sono salito in malga per fare una chiacchierata con Vitor, davanti a una (buona) birra. Parliamo sull’atrio della malga, in una fredda e limpida giornata di ottobre. Sul fondo si vede il mare, la laguna, poco sotto di noi il corso dell’Astico che porta a Breganze, il Summano e le Piccole poco più a destra. Qui quello che ci siamo detti. Buona lettura.

Vitor: La parte politica di ciò che è successo non mi spaventa. Noi facciamo

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Passione, sviluppo e collaborazione
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Passione, sviluppo e collaborazione

Intervista a Marco Gissi

Ciao Marco. Come al solito, di getto: nome, età, dove sei nato.

Marco Gissi, quarantotto anni, Sandrigo (VI). Credo sia una buona età, oggi a quarantotto anni si ha la mente ancora fresca e un po’ di esperienza in più rispetto a quando si è più giovani.

Da quanto tempo lavori da Ercole?

Ormai lavoro da Ercole da 20 anni. Anche se nel frattempo ci sono tante evoluzioni: ho aperto con ZeroOttomila Sport, un negozio che stava all’interno di Ercole qua a Dueville. Poi abbiamo aperto a Montebelluna e abbiamo contribuito all’apertura di Alpstation di Schio, quindi con Montura, mantenendo di qua il Pro Shop Patagonia, Arc'teryx e Ferrino. Dopo l’esperienza all’Alpstation, avendo sempre mantenuto ottimi rapporti con il negozio e con la famiglia Ercole, sono tornato qua dove lavoro tuttora.

Marco al reparto sportivo

 

Quali attività pratichi in montagna?

Mi piace lo sport in generale, e l’outdoor in particolare:

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Borracce, zaini e bottigliette di Coca Cola
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Borracce, zaini e bottigliette di Coca Cola

Una storia dell’idratazione nell’ultrarunning

Dunque, un po’ di storia.

A metà anni Novanta Marco Olmo si trova nella sua stanza di Robilante (Piemonte) a pensare alla logistica della sua prima corsa nel deserto: la Marathon des Sables. Senza pensarci troppo prende ago e filo e cuce due porta-bottigliette sugli spallacci del suo zaino, forse un Invicta.

Marco Olmo con uno dei suoi zainetti

Da lì a qualche anno un marchio di attrezzatura francese farà di quell’intuizione la propria cifra, aprendo anche una linea di prodotti progettati in collaborazione con Olmo. Nessuno lo vide però mai correre con uno di quegli zaini, restando fedele ai suoi prototipi. «Chi progetta gli zaini non li usa» dichiara sprezzante in un’intervista. Fatto sta che Olmo è stato uno dei primi a utilizzare sistematicamente un sistema di idratazione che oggi viene usato da tutti i brand di attrezzatura da corsa, da scialpinismo e da montagna.

Ma l’ult

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Trail running: 4 domande da farsi prima di scegliere la scarpa
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Trail running: 4 domande da farsi prima di scegliere la scarpa

«Durante le discese sento le pietre e la terra battuta sotto i piedi. Le mie scarpe sono troppo basse, e quelle enormi Hoka che indossano quasi tutti sembrano invidiabilmente comode. Forse saranno i miei piedi ad abbandonarmi per primi: ho scelto le scarpe sbagliate.»
Adharanand Finn, L’ascesa degli ultrarunner

Continuiamo a ripetervi che il prodotto migliore non esiste; esiste semmai un prodotto migliore per ogni esigenza, per cui in generale è buona norma farsi a una serie di domande per capire quali siano queste esigenze.

Dopodiché ci sono tanti modi per scegliere una scarpa da corsa: vedendola addosso agli altri, guardando recensioni su internet, leggendo sui magazine o andando in negozio a sentire cosa ha da dirci il negoziante. Qualunque cosa decidiate, queste sono alcune domande da porvi prima di farlo.

 Dove devo andare?

Domanda scontata? Forse, ma quante volte capita di vedere delle persone con scarpe totalmente inadatte al terreno in cui si trovano? Le sc

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